La fragilità ossea, con le moltissime e gravi conseguenze che porta con sé, è stata in passato inspiegabilmente e ingiustamente relegata ai margini delle priorità dell’agenda sanitaria del nostro Paese. Ingiustamente e inspiegabilmente in considerazione dei 3,2 milioni di donne e 800mila uomini over 50 che con essa convivono nella sofferenza e nelle incertezze di una vita fortemente compromessa. Un dato, questo, destinato ad aumentare nei prossimi dieci anni di oltre il 22 per cento.

In una fase storica e drammatica della vita del nostro Pianeta e dell’Italia, nella quale da più parti giungono appelli affinché si intervenga con decisione per ridisegnare la risposta sanitaria che, in diversi ambiti, il nostro Paese deve essere in grado di offrire, occorre operare con determinazione per creare nuovi presupposti che consentano di garantire una nuova dignità sanitaria anche al delicato tema delle fratture da fragilità.

Per troppo tempo  ha dominato una preoccupante “distrazione istituzionale” verso questo tema sanitario e, da questa distrazione, sono derivate deficienze gestionali nei servizi sanitari e un preoccupante “pressapochismo” generatore di inadeguati e improvvisati interventi che hanno aggravato il quadro generale caratterizzato anche da importanti difformità assistenziali tra le diverse regioni.

Un quadro fortemente compromesso dunque, quello delle fratture da fragilità, nel quale hanno a lungo dominato dichiarazioni controverse, informazioni errate e protagonismi ingiustificati, proprio perché basati sulla conoscenza limitata dei problemi. E’ tempo ora di mettere ordine: porre i gestori dei servizi sanitari nelle condizioni di operare in un quadro di certezze che poggi su dati, strumenti e risorse adeguate, oltre che rassicurare i pazienti e i loro organismi di rappresentanza sul fatto che la governance sanitaria di questa patologia non sarà più frutto di improvvisazione.

Ecco perché nasce l’Osservatorio sulle Fratture da Fragilità: un nuovo organismo concepito con l’obiettivo di dar vita ad un collettore di dati, analisi e convergenze di saperi, in grado di promuovere iniziative che possano essere un riferimento per pazienti e cittadini, oltre che uno stimolo per coloro – politici e gestori della sanità sul territorio – che dovranno, anche grazie alla disponibilità di nuovi dati e ad un’efficace attività di comunicazione, concepire e dare corpo a nuove scelte di politica sanitaria capaci di contrastare con maggior efficacia questa patologia. E’ quindi tempo di passare dall’osteoporosi alla fragilità ossea e alle fratture, un argomento che finalmente comincia a ad ottenere la giusta attenzione delle istituzioni con le quali l’Osservatorio si prefigge di lavorare nell’intento di cambiare la storia della fragilità ossea nel Paese.

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